Codice del Terzo Settore e impresa sociale: quali riflessi per la Toscana?

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Quali riflessi avranno e come verranno recepite in Toscana le nuove disposizioni relative al Codice del Terzo Settore e all’impresa sociale? Il quadro normativo regionale dovrà essere aggiornato? Lo abbiamo chiesto a Paola Garvin, dirigente responsabile del Settore Welfare della Regione Toscana.
“Oltre a seguire fin dall’inizio il percorso del Codice del Terzo Settore sui tavoli nazionali, partecipando alla Conferenza Stato-Regioni e alla Commissione politiche sociali – spiega Garvin -, sul versante regionale abbiamo costituito, unici in Italia, un tavolo con le principali rappresentanze del Terzo Settore. Questo con l’obiettivo di presentarci a Roma come ‘sistema toscano’ e come tale poter proporre integrazioni, modifiche ed emendamenti, naturalmente nel rispetto dei numerosi tavoli nazionali delle singole associazioni e organizzazioni. La scelta di avere un coordinamento regionale è partita dalla considerazione che in Toscana abbiamo una tradizione e una presenza di volontariato e di cooperazione sociale decisamente superiore rispetto a altre regioni”.
Questa attività non si è conclusa, aggiunge la dirigente regionale, “continuiamo a svolgerla anche adesso nella fase attuativa della riforma, che seguiamo  consultandoci con le associazioni e con la cooperazione”.

Un tema chiave, che tocca soprattutto il mondo del volontariato, è quello dei necessari adeguamenti statutari: “Stiamo collaborando con il Cesvot per supportare le associazioni nell’adeguamento degli Statuti, per dare un sostegno soprattutto alle organizzazioni più piccole che non avendo grandi reti nazionali alle spalle incontrano maggiori difficoltà. Il timore infatti in questa prima fase di attuazione è che rimangano fuori tante piccole realtà che trovano più problemi ad adeguarsi a tutto ciò che il nuovo Codice richiede: nuove regole fiscali, obbligatorietà dei bilanci sociali e tutti gli altri adempimenti previsti”.

La Regione, anticipa inoltre Garvin, sta lavorando a un’importante iniziativa, una Conferenza regionale del Terzo Settore programmata per il prossimo febbraio e che sarà l’occasione per fare il punto con tutte le realtà interessate dalla Riforma.

Infine la responsabile del Settore Welfare della Regione Toscana sottolinea come una prima “attuazione” del Codice si possa ritrovare nella proposta di legge sulla cooperazione sociale recentemente approvata dalla Giunta regionale e adesso all’esame del Consiglio: “In considerazione della nuova normativa prevista dal Codice degli appalti, se vogliamo portare avanti politiche di inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati attraverso le cooperative di tipo b, è chiaro che dobbiamo riservare a questa tipologia delle fetta di mercato – precisa Garvin. Partendo proprio dalla Regione Toscana, che già in parte aveva attuato questo principio con il protocollo Regione-ESTAR, abbiamo pensato attraverso questa nuova legge di dare un quadro normativo certo agli enti locali, consentendo loro di riservare, in ottemperanza anche del nuovo Codice degli appalti, una quota minima del 3% e massima dll’8% alla cooperazione di tipo b. In sostanza, conclude Garvin, “abbiamo anticipato una rivisitazione completa della cooperazione di tipo b anche alla luce della Riforma del Terzo Settore. Nella nuova legge, la parte che riguarda il Codice del Terzo Settore è più che altro quella relativa alle regole della Consulta e all’iscrizione al Registro unico del Terzo Settore, anche se questa parte dovrà ancora essere rimodificata quando avremo i decreti attuativi che disciplineranno nel dettaglio questi aspetti”.

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